La figura dello spazio sonoro: Zimoun, visto il suono

IUAV Università of Venice - MA in Visual Arts & Fashion, Multimedia Productions, Faculty of Art and Design. Venezia, Italy 2017




Esistono diverse fisionomie legate al suono.
Il quadro naturale, biologico, e quello urbano, meccanico/industriale, rappresentano il paesaggio dell’occhio e dell’orecchio, due sfere ambientali agli opposti che definiscono l’opera di Zimoun - artista, compositore, ingegnere svizzero - il quale tramite uno studio attento sulla potenzialità compositiva della sovrapposizione sonora, prodotta da materiali specificatamente industriali, genera organici movimenti spaziali attraendo l’attenzione dello spettatore nella sua ansia performativa. Da una visione macro del paesaggio dove l’occhio trova ovunque sito, si procede tramite grafiche di suono; il varco dal non-visibile al ben visto si apre verso una riduzione della forma grafica, che rappresenta la musica concreta e riduttiva, l’astrazione stessa della geometria pura, del minimo visibile rappresentato dalla linea. 




Il notevole corpo delle opere di Iannis Xenakis, ricavato principalmente dalla matematica e dall’architettura propone una musica molto spesso lirica e commovente pur facendo uso di procedure che avrebbero potuto fare delle sue opere delle produzioni totalmente disumanizzate. Sebbene gli avvenimenti che compongono il suo processo siano aleatori, il processo è interamente prevedibile. Filosofia compositiva che lo avvicinerà ai fenomeni biologici ed agli avvenimenti del mondo vivente. I montaggi dinamici di Bernard Tschumi, che vogliono rifiutare le concezioni romantiche della natura, sono una dimostrazione di sistemi architettonici realizzati mediante griglie, punti, movimenti e spazi aperti che dirigono il verso di tensione da osservare, da abitare. Le pitture polifoniche di Paul Klee stabiliscono poesie di colore e rimbalzi emotivi dettati dallo spazio del quadrilatero.






La figura del paesaggio sonoro, determinata dalla percezione dell’ambiente osservato e abitato, è di primaria analisi purché risulti fondamentale la sperimentazione sull’elementarità degli oggetti che compongono il paesaggio. Trattandosi di un tentativo di visualizzare la musica di sintesi, e non solamente descrittiva, è fondamentale l’utilizzo di altrettante astrazioni di forma; il suono astratto per una forma essenziale. Bruno Munari dice che pensare confonde le idee; appoggiandoci alla forma e alla sua replica, con rivisitazioni e unioni che creano analogie poetiche e poietiche, sperimentiamo dinamismi che si fanno spazio sulla carta disegnata e sull’immagine cinematografica: spazio dove il tempo è rovente in eterno e dove il suono si traduce in luogo.
Un dove, ridisegnando Oskar Fischinger, il suono è l’anima di un oggetto inanimato.



© Andrea Villa 2022